DIARIO DI UNA MAMMA


“Sei cronobulimica”
mi hanno detto una volta al lavoro.
Una che divora il tempo, che non sa godersi gli attimi, che non riesce a vivere il presente perché quando le cose succedono sta già pensando al futuro.
Non ho mai capito se questo fosse un complimento o un rimprovero. Di sicuro mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto riflettere sul fatto che effettivamente io ho sempre amato i diari perché rappresentano l’occasione per fissare dei momenti della vita che altrimenti mi sarebbero sfuggiti, come al solito. Poterli ancorare per riviverli nei ricordi ogni volta che ne ho il desiderio. Riportare alla memoria attimi, pensieri, riflessioni che se non li avessi scolpiti li avrei persi per sempre. Forse sarebbe stato giusto così, è il normale processo del tempo che scorre, della memoria che seleziona cosa tenere per sé, ma a me non piace dimenticare. A me piace dare valore a quella che sono stata e a tutto ciò che mi ha fatto diventare quella che sono.

Ho sempre scritto diari, almeno fino alle superiori, poi ho smesso.
Ho smesso perché ho iniziato a convincermi di non avere niente di interessante da dire. Ricordo ancora la mia prof della quinta superiore che, consegnandomi il tema della maturità, davanti a tutta la commissione ha esclamato scocciata “l’ho trovato come sempre banale, non sai interessare il lettore”. E ci ho creduto. Per tanti anni ci ho creduto. Ho smesso di scrivere pur sapendo che era quello che mi piaceva fare.

Poi un gioco, di quelli apparentemente banali e senza senso che girano sui social, ha riacceso la scintilla: per 100 giorni ho tenuto un diario dei miei momenti felici. Mi sono sentita ogni giorno meglio e contemporaneamente vedevo i miei amici appassionarsi a quello che scrivevo, quasi aspettavano la sera per leggersi il mio post sui #100happydays.

Quel gioco è stata una di quelle terapie che ogni tanto servono per riscoprirsi. Dopo i #100happydays sono seguiti altri diari, fino al #Diariodiunsogno che tengo da quando è nata la mia prima bambina. I miei lettori ci hanno creduto molto più di me, spingendomi ad aprire prima una pagina Facebook e poi questo blog dove condividere riflessioni ed esperienze sulla maternità, senza nessuno scopo, senza nessuna ambizione, solo per il piacere di raccontare e di permettere a tante altre donne e mamme di usare questi pensieri per conoscersi meglio, per scoprirsi, per sentirsi comprese o per pensarla diversamente, per trovare le parole che spesso ci servono per poter esprimere quelle che siamo, anche quando qualcuno, nel nostro percorso, prova a convincerci che non ne siamo capaci.

*****