CHI SONO

Alessandra, 34 anni, 2 figli (per ora, chissà…), un marito non sposato, una casa non arredata. Un lavoro che amo ma che vorrei cambiare, per avere più tempo, per fare cosa non lo so. So che sul desktop ho una cartella che si chiama PROGETTI e dentro ce ne sono abbozzati 36, altri 18 solo elencati.
Ho sempre pensato di essere bravina a scrivere ma di scrivere cose di cui non fregasse niente a nessuno. Poi ho aperto una pagina in cui raccontare la mia vita da mamma, uguale a quella di altre migliaia di mamme. Le riflessioni, le difficoltà, le meraviglie. In 6 mesi avevo 10.000 follower. “Forse posso cominciare a crederci” ho pensato.

 

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Ho iniziato scrivendo sul mio profilo personale il #diariodiunsogno, un racconto quotidiano della mia vita da mamma, perché ho sempre amato riguardare le mie foto da bambina. Mi sarebbe piaciuto avere una breve storia legata a quelle foto, piccole briciole che collegassero una all’altra le immagini della mia vita.
Così ho deciso che quel diario sarebbe stato il mio regalo ai miei bambini ogni anno. Quello per cui è festa ogni giorno e ogni giorno metti via un ricordo per loro.

Ad alcuni avrà dato fastidio ma molti dei miei amici si sono affezionati, si sono riconosciuti. Per alcuni non è stato solo il diario dei miei bambini ma anche il diario dei loro. Stesse conquiste, stesse esperienze. Molti ne avranno preso spunto per discutere sulle solite cose legate alla condivisione della vita e delle immagini dei minori.
Altri mi hanno più volte suggerito di aprire un blog (alcuni hanno azzardato “perché non scrivi un libro?”… mi vogliono davvero bene, mi piacerebbe, ho anche il titolo, ma non sono capace!).

Ho sempre pensato che quello che scrivevo poteva piacere a loro perché mi conoscevano, perché ormai si erano in qualche modo affezionati a Lavinia e Matteo.

Sarà stata l’ansia da rientro al lavoro dopo la seconda maternità, ma un pomeriggio d’estate ho pensato “non voglio tornare al lavoro senza aver fatto qualcosa per me. Va beh, proviamo, tanto non lo dico a nessuno”. Non me ne intendo di moda, non so cucinare, leggo pochissimo, vado in vacanza nello stesso posto da sempre. Non ho niente di interessante da dire.

Ho scritto un post lunghissimo sull’allattamento, di quelli che su Facebook proprio non si dovrebbero scrivere, di quelli che appena ti rendi conto che ti ci vogliono più di 12 secondi per leggerlo passi oltre.

4.000 condivisioni, 5.000 like, 1 milione di visualizzazioni.

Ho chiamato subito la Isa, quella che ha dato il “la” a tutto con i #100happydays (a proposito, se ancora siete miei amici dopo i #100happydays#unestateacolori, #diariodiunsogno#unsognoalquadrato è perché mi volete bene davvero o siete tanto carini e tolleranti per cui vi meritate un #graziealcubo).

“Isa ho fatto un casino. Chiudo tutto”…”Ma che chiudo tutto, scrivine un altro”.

Così nasce IO MAMMA che come ogni progetto prima si chiamava in un altro modo.

Eh niente, volevo ringraziarvi perché ognuno di voi ha contribuito a spingermi a fare una cosa che forse ho sempre voluto fare ma per la quale non mi sono mai sentita in grado. Perché è vero che devi credere in te e nelle tue capacità o nei tuoi sogni ma è ancora più vero che se oltre a te ci crede qualcun altro tutto diventa più realizzabile.

Quindi GRAZIE per averci creduto ben prima e ben più di me.

Ale