HO PAURA – ATTENTATO PULLMAN MILANO

attentato pullman san donato milano

Attentato San Donato – Milano

Tutti i giorni, da 17 anni a questa parte, vado a Milano.
Prendo un treno che arriva in Stazione Centrale, poi prendo la metro gialla che passa per il Duomo.
Frequento posti affollati, mangio nei ristoranti del centro, vicino all’ufficio.
Lavoro in un posto in cui fino a pochi anni fa avevamo l’esercito all’ingresso perché considerati “obiettivo sensibile”.
Poi riprendo la metro, ritorno in Stazione Centrale e prendo un altro treno.

E ho paura.

Con me il terrorismo ha fatto centro da subito.
Non tanto dall’11 settembre perché lì si trattava di qualcosa di enorme, organizzato, con dei flussi e una struttura che si poteva in qualche modo seguire e monitorare. Che il fatto che sia accaduto non può esimerci dall’ammettere che era evitabile, che chissà quante comunicazioni sono passate sotto gli occhi di chi aveva il compito di controllare e sono state sottovalutate.
L’11 settembre mi ha scosso, mi ha spaventato, ma non ha condizionato davvero la mia vita.

Il terrorismo con me ha fatto centro quando è cominciato a diventare il gesto isolato di qualche folle, senza un’organizzazione alle spalle, senza flussi che si possono scoprire e monitorare. Quando è diventato quello che chiunque avrebbe potuto fare. Seminando, appunto, terrore.

E io ho iniziato ad avere paura dei luoghi affollati, di quel percorso che faccio ogni giorno, dei mezzi pubblici che prendo, dei locali in cui mangio.
Ho cominciato a guardare con sospetto chi avevo vicino, chi era seduto nel vagone con me, chi aspettava sulla banchina della metropolitana.
Ho provato più di una volta a scendere dalla metro perché c’erano delle facce che non mi convincevano.
Un pazzo qualsiasi, armato di odio, potrebbe salire sul vagone del mio treno e fare una strage. Chi lo potrebbe fermare in tempo su un convoglio in corsa?

Ho letto tanti bei post in questi anni, che si ripetono ad ogni episodio. Post sul fatto che il terrorismo non deve fermarci, che dobbiamo continuare a vivere normalmente.

Io ero in maternità quando è avvenuto l’attentato di Parigi. Sarei dovuta rientrare al lavoro poche settimane dopo.
Non ho dormito per un mese intero. Appena appoggiavo la testa sul cuscino ripercorrevo tutti i luoghi potenzialmente pericolosi in cui un folle qualsiasi, spinto da qualunque motivo, avrebbe potuto colpire, emulando questi gesti ormai alla portata di chiunque.

Io non riesco a fare la buonista, a trovare giustificazioni, ad accusare qualcuno, anche se il principio sacrosanto per cui l’odio fomenta l’odio spero sia evidente e non abbia la necessità di essere spiegato se non a quelli che ancora si illudono del contrario.

Io voglio solo sentirmi libera di ammettere che con me il terrorismo ha fatto centro. Ho paura. Sospetto di qualunque fisionomia lontana dalla mia. Osservo ogni zainetto, ogni valigia. Salgo sempre per ultima sui vagoni della metro. Non frequento più le fiere e le iniziative di piazza. I fuochi d’artificio preferisco guardarli dal balcone di casa mia. Sul treno controllo dove sia il freno a mano e il martelletto per rompere i vetri. E se normalmente queste sarebbero “buone prassi” per qualsiasi evenienza, in questo caso è paura.

E oggi, che il terrorismo ha provato ad arrivare là dove ancora non aveva colpito direttamente, sui bambini, credo davvero che non abbia più confini.

Abbassiamo i toni vi prego, moderiamo le parole, smettiamola di fomentare l’odio. Combattiamo quello che è da combattere, alziamo la guardia e i controlli, monitoriamo il web e individuiamo gli estremismi.
Ma facciamolo in silenzio.
Perché se l’odio lo scateniamo e lo facciamo arrivare a questo, abbiamo perso noi.

ARTICOLI CORRELATI

terrorismo, attentato pullman san donato milano, attentato milano, attentato bambini san donato milano 2019, attentato milano 2019, terrore