LA VITA PERFETTA DEI SOCIAL NETWORK

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Immagine dal web

Spiegatemi.

Voi che #buongiorno con l’eyeliner impeccabile e la piega sistemata. Io che #buongiornouncazzo voglio dormire, ho la bocca impastata e se ho l’eyeliner è quello del giorno prima sbavato fino agli zigomi che anche oggi mi strucco domani.

Voi vestite in tiro alle 8 della domenica mattina. Io che mentre esco di casa trafelata infilo la tuta che devo finire di sporcare per evitare la terza lavatrice della giornata.

Voi che non vi addormentate senza la manina del vostro partner. Io che a metà notte la manina la stringerei forte forte, intorno al collo, se non la smette di russare.

Voi che quelle foto lì, sempre a fuoco, sempre con gli stessi colori perché altrimenti il feed di Instagram è disordinato e perdete le ore a comprare e impostare i preset di lightroom per poi scrivere caption sulla “vita reale” perché “essere veri non significa improvvisare”. Io che non riesco a mettere a fuoco i bambini nemmeno quando dormono e c’hanno sempre l’ombra nel punto sbagliato, e mai che si siedono in posa una volta senza broncio e lacrime e urla che alla fine mi arrendo. E io che improvviso tutto, anche quello che organizzo da settimane sembra improvvisato, che c’è sempre qualcosa che dimentico, che salta, che mannaggialasfiga.

Voi che c’avete i figli gegni, che filosofeggiano sulla vita, sui rapporti umani, sul bene e sul male. Io che ancora non ho capito come convincerli a lavare i denti.

Voi che il marito lava, stira, cucina, pulisce, sa quando dare l’antibiotico, prende l’appuntamento dal pediatra, va ai colloqui con le maestre, tiene la contabilità familiare, fa la spesa. Io che ho la fortuna di averne uno simile però il mio è di quelli normali, di quelli che si trovano in giro, non di quelli costruiti su misura dal web, di quelli che vanno in farmacia e tornano con la tachipirina del dosaggio sbagliato, che “cos’ha detto la maestra?” “tutto bene” “tutto bene cosa?” “Eh, tutto”, che ogni sera chiedono “cosa le metto per andare a dormire?” “Io le metterei il tutù con le pailettes” “no, lo so che devo metterle il pigiama, ma dov’è?” “nello stesso posto in cui era ieri e in cui è tutte le sere da 4 anni”.

Questo post è per quelle come me. Per quelle che ogni tanto, aprendo i social, si sentono sbagliate. Magari hanno appena litigato con il proprio compagno, hanno perso la pazienza con i bambini, si vedono trascurate, avrebbero voglia di sorridere ma sono anche tanto stanche. Per quelle che credono che agli altri vada sempre tutto bene, che tutti ce la facciano alla grande mentre noi ci sentiamo mancare il fiato. Che si mettono in discussione perché la loro vita non ha i colori sempre uguali, non è patinata, è sfumata, a volte è monotona, spesso non brilla.
A quelle che la mattina allo specchio non sempre si piacciono.
Che vorrebbero essere eleganti ma si sentono più a loro agio se sono comode. Che combattono con il peso, del corpo e della mente.

È per quelle che si sentono fuori luogo in un mondo perfetto di fronte alla carezza rassicurante di una rete di sconosciuti diventati improvvisamente Amici dei quali cerchiamo un’approvazione che è illusione, che è basata su quello che per la maggior parte del tempo non siamo. Per quelle che gli Amici li hanno coltivati, ci hanno dedicato del tempo, delle tazze di caffé, delle pacche sulle spalle e delle lacrime sincere, davanti al peggio di noi e di loro.
Per quelle spossate, per quelle che può succedere che si sentano insoddisfatte.

Per noi.
Che ci stiamo dimenticando che la vita vera è piena zeppa di intoppi.
Che nella vita vera, si sbaglia, in continuazione. Che le cose possono anche andare male, che commettiamo errori, che sbuffiamo e che magari sì, esageriamo. Che ci pentiamo, che torniamo indietro, che ci impuntiamo sulle questioni di principio.

Che condividere il bello fa bene, è vero, che concentrarsi sulle cose positive invece di lamentarsi è un lavoro importante da fare sul proprio approccio alla vita. Che la gioia attira gioia.

Ma che la differenza tra il bello e la finzione ci sta spingendo a credere che il pianto di un bambino, le litigate, la rabbia, le incomprensioni, la stanchezza, la noia, la solitudine siano emozioni indegne, da photoshoppare o eliminare immediatamente. Che provarle sia una colpa. Figuriamoci condividerle. E così ce le teniamo per noi, aggrovigliandoci nella costruzione di una perfezione che si scontra con la realtà.

Ci stiamo dimenticando che la vita vera, quella che vale la pena essere vissuta, quella che lascia i segni nell’anima, quella che rimane impigliata a noi e a chi ci sta intorno, quella che ci accomuna e ci fa sentire uniti e vicini è invece proprio quell’insieme di attimi imperfetti che ci sfuggono di mano mentre siamo impegnati nella ricerca del clic perfetto.

E ricordiamoci sempre che mentre ci affanniamo per mostrare quell’1% di perfezione, il restante 99% ci passa accanto e prosegue senza chiedercene il permesso. Senza che noi lo abbiamo realmente vissuto.

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