ECOGRAFIA, RISONANZA, RADIOGRAFIA E TAC IN GRAVIDANZA

Ecografia, risonanza magnetica, radiografia e tac: la diagnostica per immagini in gravidanza, quali rischi?

L’esame ecografico è diventato ormai una routine durante la gravidanza, ma in alcuni casi durante questa delicata fase della vita di una donna può rendersi necessaria anche l’esecuzione di esami di risonanza magnetica, esami radiografici o TAC. Ma tutti questi esami sono sicuri? Ci sono rischi per il bambino?
Lo chiediamo al dottor Francesco Cambi, medico specializzando in Radiodiagnostica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, al Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

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Ecografia in gravidanza, risonanza magnetica in gravidanza, radiografia in gravidanza, tac in gravidanza rischiDi cosa si occupa il medico radiologo?

Il radiologo, assieme al medico nucleare, è lo specialista di riferimento per la diagnostica per immagini, quella disciplina che permette di ottenere immagini dell’organismo sfruttando diversi tipi di energia. In particolare il radiologo si occupa di esami radiografici e TAC (che impiegano raggi X), ma anche di ecografia (che sfrutta gli ultrasuoni) e di risonanza magnetica (che si basa sull’impiego di campi magnetici e radiofrequenze).
Questi esami possono rendersi necessari anche per una donna in gravidanza, ma deve esserci sempre una valida indicazione clinica, dato che specialmente alcuni di essi comportano dei potenziali rischi per la salute del feto.

L’ecografia: è un esame sicuro in gravidanza?

L’esame ecografico è impiegato ormai da decenni nelle donne in gravidanza, basti pensare all’ecografia fetale che oggigiorno viene effettuata praticamente in tutte le pazienti che ricevono un’assistenza medica durante la gravidanza. Gli ultrasuoni di cui si avvale l’esame ecografico non sono in grado di causare danni all’organismo e non sono mai stati dimostrati danni al feto prodotti da ecografie effettuate durante la gravidanza. Di tutte le metodiche di diagnostica per immagini l’ecografia è senz’altro la più sicura in gravidanza ed è infatti quella a cui in genere si fa ricorso in prima battuta, in caso di necessità.

Risonanza magnetica in gravidanza: quali rischi?

Per quelle che sono le nostre conoscenze attuali anche l’esame di risonanza magnetica è da considerarsi sicuro durante la gravidanza. Non vi sono prove che i campi magnetici e le radiofrequenze impiegati in questo tipo di esami possano arrecare danni al feto. Per questo la risonanza magnetica è sempre più spesso impiegata nelle donne in gravidanza sia per lo studio del feto (la cosiddetta risonanza magnetica fetale), sia per lo studio di patologie materne, fermo restando che deve esserci sempre un valido motivo per effettuare questo esame durante la gravidanza.
Spesso la risonanza magnetica viene impiegata in gravidanza come approfondimento se l’esame ecografico lascia dei dubbi.

Esami radiografici e TAC sono pericolosi durante la gravidanza?

Per questi esami il discorso è diverso, perché impiegano raggi X che sono radiazioni ionizzanti, ovvero potenzialmente in grado di causare danni a cellule e tessuti. L’esposizione del feto a quantità importanti di raggi X potrebbe portare all’aborto, allo sviluppo di malformazioni o di tumori. Molti esperti fissano una dose soglia a 100 mGy (milliGray): se la dose di radiazioni assorbita dal feto è inferiore a questo valore soglia, il rischio di danni al feto è talmente basso da poter essere considerato non rilevante. Per avere un’idea del quantitativo di radiazioni che il feto può assorbire nel corso un esame radiologico effettuato durante la gravidanza, vediamo alcuni esempi:

  • una mammografia in due proiezioni comporta una dose massima di radiazioni assorbita dal feto di 0,01 mGy, mentre un esame radiografico di un arto di soltanto 0,001 mGy.
  • per una TAC del cranio parliamo di un massimo di 10 mGy, mentre una TAC della regione addomino-pelvica (che comporta quindi l’esposizione diretta del feto ai raggi X) determina una dose assorbita dal feto di un massimo di 50 mGy.

Siamo quindi sempre sotto alla soglia dei 100 mGy.
Dunque se l’esame è strettamente necessario e non può essere rimandato a dopo il parto, può essere comunque eseguito: sarà compito del medico radiologo valutare la reale necessità dell’indagine e, assieme al tecnico di radiologia, assicurarsi che la dose erogata al feto sia più bassa possibile.

Esposizione alle radiazioni: meglio nei primi mesi della gravidanza o nell’ultimo trimestre?

Se l’esposizione alle radiazioni avviene nelle prime 2 settimane di gravidanza, quindi prima dell’impianto dell’embrione nell’utero, vale la regola del tutto o nulla: si può avere l’aborto o, se il feto si sviluppa, non avrà nessun danno da radiazioni.
Dalla seconda alla ventesima settimana di gravidanza avviene lo sviluppo degli organi e in questa fase c’è il rischio più alto di malformazioni in seguito all’esposizione a radiazioni.
Superata questa fase la radiosensibilità del feto si attenua progressivamente.

Allattamento e radiografia, TAC o risonanza magnetica: bisogna interrompere l’allattamento?

No, può tranquillamente continuare ad allattare. Questo vale anche se ha effettuato un esame con mezzo di contrasto endovena. Infatti meno dell’1% del mezzo di contrasto iodato (quello della TAC) e solo lo 0,04% del mezzo di contrasto paramagnetico (quello della risonanza) arrivano nel latte materno; inoltre l’intestino del neonato assorbe solo l’1% del già minimo quantitativo di liquido di contrasto che può arrivare nel latte della madre. Il rischio per il bambino è quindi praticamente nullo.

 

Grazie mille per questi importanti chiarimenti sugli esami diagnostici che si possono rendere necessari in gravidanza e che spesso spaventano oltre misura le future mamme.

 

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Bibliografia
– Tirada N, Dreizin D, Khati NJ, et al (2015) Imaging Pregnant and Lactating Patients.
Radiographics 35:1751–1765.
– Kanal E, Barkovich AJ, Bell C, et al (2013) ACR guidance document on MR safe practices:
2013. J Magn Reson Imaging 37:501–530.
– G Cittadini, G Cittadini jr, F Sardanelli (2008) Diagnostica per Immagini e Radioterapia.
ECIG, Genova.

 

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