CORRO – MAMMA LAVORATRICE

Immagine dal web

Corro in continuazione.
La sveglia suona alle 6 e 22. Cerco di rosicchiare anche l’ultimo minuto utile per dormire perché non so mai come andrà la nottata. Quando suona sono già sveglia. Anzi, non la faccio suonare per non svegliare gli altri.
E inizio a correre.

Faccio colazione in fretta, mi lavo velocemente e infilo distrattamente dei vestiti, prendendoli direttamente dallo stendino che non ho fatto in tempo a riordinare. Mi trucco appena, ma solo se nel frattempo non si è svegliato qualche bambino. Altrimenti corro a ridare ciucci, a passare un bicchiere d’acqua a fare una carezza, a sussurrare ssshhh.
Poi mi infilo le scarpe mentre prendo la giacca. Corro fuori. Torno indietro a cercare dove ho appoggiato il cellulare mentre controllo se l’abbonamento è ancora in tasca per evitare di dimenticare anche quello. Mi metto il burrocacao mentre chiudo la porta a chiave. Corro verso la stazione, coi tacchi, intanto controllo se il treno è in orario. Magari quello prima è in ritardo e se mi sbrigo riesco a prenderlo. Col fiatone mando qualche messaggio vocale per cercare di mantenere vivo qualche rapporto. Chiamerei ma non sono ancora le 7.00 e chissà quando avrò di nuovo tempo.
Salgo al volo sul treno e resto in piedi. A questo punto è lo sguardo che comincia a correre: le news della giornata, almeno quelle principali visto che non guardo un TG da 3 anni; le mail a cui non sono riuscita a rispondere ieri; gli appuntamenti di oggi; le chat di gruppo; gli auguri di buon compleanno; il carrello di Amazon.
Scendo dal treno e corro a prendere la metropolitana, prima arrivo meno gente trovo e sui vagoni posso ancora sperare di respirare.
Scendo di fretta e scappo in ufficio, devo fare almeno quelle due telefonate e dare riscontro a quelle email prima di iniziare la maratona tra una riunione e l’altra, salendo e scendendo da un piano all’altro.
Mangio davanti al pc cercando di finire quelle presentazioni urgenti.
Ricominciano le riunioni e la staffetta tra uffici e colleghi. L’appuntamento fuori sede.
È tardissimo, se perdo questo treno il prossimo è fra un’ora. Corro.
Salgo sul treno e vorrei addormentarmi in fretta, per sfruttare quel tempo e riposare. Non riesco. A correre sono i pensieri: cosa è rimasto in sospeso? Cosa devo fare ancora? La retta dell’asilo, il pediatra, la farmacia. Scrivo velocemente per non dimenticarmene.
Scendo dal treno e corro a casa, non vedo l’ora.
Sono le 19.30, entro e gli corro incontro, li abbraccio, li bacio. Poi devo subito preparare da mangiare, è tardi per loro. Mentre riscaldo qualcosa li lavo, gli infilo il pigiama, li bacio ancora un po’. Il papà è al lavoro. Faccio andare una lavatrice e scrivo un messaggio “Quando torni puoi stendere?”. Che rabbia, per la fretta nemmeno un “per favore” o un “grazie”.

Taglia a pezzetti, prendi il bicchiere di un altro colore, non questa forchetta ma quella più piccola, imbocca, raccogli il panino che è caduto, mi dimentico di darti da bere.
Scaldo un po di latte, cambio pannolino, un cartone per la grande mentre addormento il piccolo.
Prendo la grande la porto nel lettino, la lucina accesa, un po d’acqua, la copertina che abbiamo lasciato sul divano, la bambola nella cesta, una favola, spegni la lucina, tieni la manina, ho freddo, ho caldo.

Tra poco il piccolo si sveglierà per una carezza, per cercare il ciuccio, per un sorso d’acqua.
Corro a dormire.

Corro.

#vitadamamma #workerwomen #mammablogger

 

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