LE MAMME FORTUNATE NON ESISTONO

Io non credo nelle “mamme fortunate”.

“Che fortuna che hai avuto ad avere il latte e ad allattare”.
Io ho voluto fortemente allattare. Ho attaccato i miei bambini nostante mi sembrasse di prendere fuoco.
Quando sono stata in difficoltà mi sono fatta aiutare, da tutti. Da amiche che avevano allattato, da quelle che non lo avevano fatto, dalle consulenti, dalle nonne, dagli sconosciuti che hanno sempre un consiglio da dare.
Ho allattato quando piangevano dopo solo 10 minuti dall’ultima poppata, mi sono svegliata 100 volte per notte i primi mesi, ho gestito coliche devastanti, mi sono addormentata sul divano con loro attaccati.
Ho provato la stanchezza fisica e mentale della dipendenza totale da me, di non poter essere sostituita, di non poter chiedere una pausa.
Ho allattato per strada, in piedi, mentre facevo la pipì. Ho rinunciato a fare la doccia, spesso a fare colazione.
Ho pianto ma non ho mollato.

E MI PARLI DI FORTUNA?

“Sei fortunata se ti dormono tutta la notte”.
Ho incontrato pedagogisti, ho pagato visite pediatriche private, ho seguito l’istinto fino a che sono stata convinta fosse giusto ma ho saputo mettermi da parte quando i risultati dicevano che stavo sbagliando. Ho letto libri, sono andata per tentativi. Ho modulato il ritmo del mio respiro tenendoli in braccio perché i loro sospiri rallentassero fino a tranquillizzarsi. Ho dormito con la tempesta tropicale nelle orecchie perché li rilassava. Ho massaggiato le tempie, ho tenuto mani sul pancino. Ho insistito. Sì, ho insistito ok? Ho insistito nonostante le lacrime ma senza mai trasmettere indifferenza. Mi sono addormentata stravolta cantando, sono stata china sulla culla per quasi un’ora. E non una volta. Infinite. Ho preso e rimesso nel lettino un bambino anche 10 volte di fila ma non ho ceduto per stanchezza ad atteggiamenti che sapevo essere scorretti. Ho gestito con consapevolezza l’allattamento notturno e la nanna nel lettone. Sono stata sveglia a insegnare ai miei bambini che potevano farcela da soli con gli occhi che si chiudevano, la mente annebbiata e le gambe barcollanti quando sostituirmi alla loro esperienza sarebbe stato più semplice.

E LA CHIAMI FORTUNA?

“Ma i tuoi sono bravi, sei fortunata”.
Ho perso il conto di quante volte io abbia respirato a pieni polmoni per non esplodere tornando a casa dal lavoro, dopo 3 ore di viaggio tra andata e ritorno, all’ennesimo pianto per un biscotto che si è rotto; ho ostentato una calma che non c’era nonostante le lagne imbarazzanti perché voglio insegnare ai miei bambini che le situazioni negative si gestiscono mantenendo il controllo. Le volte in cui ho perso la pazienza (e mi sono davvero impegnata affinché fossero pochissime) ho chiesto scusa a loro. Mi sono sforzata di osservare e capire il perché senza dare per scontato che fossero solo capricci. Ho tentato e ritentato, ho cambiato il mio approccio tante volte, pensando e ripensando a cosa poter fare e dire, fino a trovare la chiave di lettura che funzionasse nel nostro rapporto e permettesse ai capricci di spegnersi e a loro di crescere sempre un po di più nella capacità di gestire il disagio, di qualsiasi natura fosse.

CON CHE CORAGGIO MI PARLI DI FORTUNA?

E come me vedo di continuo mamme che ci provano, mamme che si impegnano, mamme che migliorano. Mamme che sbagliano e si correggono. Mamme che chiedono e si confrontano. Mamme che si mettono in discussione.
Mamme che affrontano ogni giorno il difficile compito di educare e di essere un esempio positivo per i propri figli.

Io di mamme fortunate onestamente ne vedo poche. Anzi, credo di non averne mai incontrate.

BRAVE NOI.

#bravenoi #vitadamamma #workerwomen

 

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